lunedì 19 agosto 2013

Tears of Ana&Mia

Vi lascio questo favoloso video... vi suggerisco vivamente di guardarlo.
Da far piangere veramente.

http://www.youtube.com/watch?v=fkfS_DmHVs4&hd=1


Terapie nutrizionali e psicologiche... parliamone!

Ciao care lettrici :)

Oggi non è andata molto bene. Come ho già scritto precedentemente nell'altro post, sono ripiombata nei circoli viziosi, nei digiuni e questa volta in aggiunta a sport compulsivo.
Ma non voglio parlare del mio stato. Voglio parlare delle terapie nutrizionali e psicologiche e dei loro risvolti, sentire i vostri pareri e soprattutto le vostre esperienze... mi fareste un grande piacere se condivideste le vostre "avventure mediche", tanto per sdrammatizzare un pochino, e come vi siete trovate alle prese con medici ecc ecc... tanti dei quali sembrano chissà quanto esperti e poi ci capiscono meno di noi.

Uno dei grandi problemi della terapia media è, a mio parere, appunto, che non tutti gli specialisti sono specializzati. 
Mi spiego, che sembra non avere senso così: mancano loro la comprensione, la presenza umana, l'empatia, la volontà di aiutare veramente chi hanno di fronte. Risultato: macchinette che eseguono direttive e che scaricano il paziente se gli risulta troppo complicato.

Ora, so bene che l'essere medico necessita un distacco dal paziente. Non può né essere amicone, ma neanche essere una statua... credo!
Altrimenti ci si sente come degli animaletti da laboratorio, studiati e pesati...
Non so voi, ma è proprio quest'atteggiamento freddo e distaccato che mi ha fatto diffidare da chi mi sono trovata davanti.
Mi sono sentita manipolata a livello fisico da questi robotici esperti.
Come se la mia persona non avesse minimamente importanza.
Come se fossi una povera matta senza emozioni, senza sentimenti, senza bisogni.

Ho chiesto aiuto, ero aperta all'aiuto. Ho domandato di spiegarmi varie cose del funzionamento del corpo umano: il metabolismo, come potevo evitare che si abbassasse ulteriormente, come avrebbero agito i medicinali suggeriti, di quali alimenti avevo più bisogno, come potevo evitare di ingrassare a dismisura a causa della precedente restrizione... insomma, ho cercato di informarmi il più possibile, perché sentivo che l'unica maniera per scacciare demoni e mostri, era proprio il sentirmi spaventata.
Difatti, proprio quando mi è stato detto che il mio cuore si era indebolito sino al rischio di insufficienza cardiaca che mi sono data una mossa. Mi sono detta "e che cavolo! Almeno il minimo indispensabile, porca miseria! Mi fai pena!", e ho provato quasi compassione per il mio corpo.
Direi... magnifico!

Ma sono stata trattata molto, molto male. Per tutta l'estate mi sono recata in un centro presso un ospedale, ma i risvolti sono stati DELETERI.
Prima di tutto, non c'era quasi nessuno. Tutti in ferie, tutti sostituti, blabla. Questo lo potevo accettare.
Inizialmente i miei appuntamenti erano concentrati due volte a settimana, per stabilire il famoso iter, chiamatelo come volete. Andavo, tutta contenta di aver trovato "esperti" coi quali parlare liberamente. Ho visto numerose persone perché l'una sostituiva l'altra, ecc ecc, ma solo per dei colloqui iniziali.

La nutrizionista (che era una sostituta di quella di sempre, che è un'arpia), era molto gentile, mi ha dato consigli e una piccola dieta da seguire. Era preoccupata per me, mi ammoniva di continuo, mi parlava delle conseguenze. Le ho dato retta, sono riuscita a volermi un po' più di bene.
Poi è dovuta andarsene ed è tornata quella di sempre. Piango, dico che non ce la faccio, che non seguo più la dieta, e lei mi rimprovera, mi prende in giro dicendomi che non ho bisogno di una badante, che sono una presuntuosa e che se non seguo la dieta andrà sempre peggio.
Ci sono andata per un po', ma mi seguiva sempre di meno... come se tanto ormai non ne avessi più bisogno, dato che avevo ricominciato a mangiare qualcosina! Ma giusto per il cuore...
Per un mese e mezzo, niente appuntamenti. La disperazione. Mi sono sentita più che mai abbandonata e incompresa. Ignorata, nonostante il mio fisico avesse ancora delle sofferenze importanti.
Che cura...

Durante questi incontri, quindi più o meno due mesi, non ho avuto alcun supporto psicologico.
Di nessun tipo, se non i banalissimi colloqui di collocamento, di personalità... blabla, in cui confessavo di non prendere i sonniferi prescritti perché volevo suicidarmi. Piangevo mentre lo dicevo. Risultato? L'ennesimo freddissimo robot mi ha detto, scandendo in maniera gelida le sue parole: "Ci rivediamo a Settembre dato che non segue alcuna terapia farmacologica...".
BAM!
Beh, vaffanculo e arrivederci!

Ho visto la psicoterapeuta per due volte. Ero tutta contenta che fosse tornata, dato che avevo dovuto attendere due mesi per incontrarla!
Sembrava mi capisse... poi, l'ultima volta ci siamo azzuffate. Lei era poco paziente, ad ogni mia risposta mi rimproverava di essere troppo controllata, presuntuosa e di dare sempre giudizi. Facevo già molta fatica ad aprirmi, cominciavo le mie frasi con "credo... penso...", e lei mi obbligava a ricominciare perché mi stavo giudicando, quando era suo compito. Mi confondeva di continuo. Allora mi sono innervosita e mi ha chiesto, parole testuali: "beh, perché è così incazzata? E' sempre incazzata lei?!".
Ho preso la borsa e me ne sono andata. Prima ancora che mi alzassi, lei è corsa verso la porta per aprirla e mi ha detto: "Torni quando è predisposta. Arrivederci".
ALTRO BAM!
Non ho risposto e me ne sono andata piangendo, con 35° all'esterno e senza aver mangiato nulla... cosa che ho fatto per due mesi, con tanto di treno e camminate chilometriche per raggiungere il posto, con cuore e pressione ai minimi storici... ma l'ho fatto, per speranza. Non è l'ultima a morire, del resto?

In conclusione... in aggiunta ad altre decine di figure che ho incontrato totalmente inutili...
Tutto ciò che ho voluto comunicarvi è: la mancanza di empatia, di cui avevo disperatamente bisogno, mi ha portata al desiderio di distruggermi ancora di più. Come se non fosse già abbastanza.

Adesso sono un po' nel limbo... nel senso che ho capito che se anche stessi sul punto di morire, come pochi mesi fa, non fregherebbe niente a nessuno e ricomincerebbe tutto daccapo. Quindi ho smesso di vittimizzarmi di fronte a tutti... non porta a ciò di cui avevo bisogno, neanche da famigliari e amici. Nessuno che mi abbia chiesto perché lo stessi facendo, che cosa provassi, che mi proponesse distrazioni... no, niente. Sono solo un corpo che non mangia. Non c'è nient'altro in me!

Spero che qualcuna di voi si fermerà un momento per raccontare la propria esperienza... spero che la vostra sia migliore e che abbiate trovato persone valide per farvi aiutare!

M.


giovedì 15 agosto 2013

Lotta estenuante tra vita e morte

Non so voi, ma io mi sento costantemente divisa in due persone.
Ogni giorno è una lotta continua nella mia testa: due voci si scontrano all'infinito, sino a portarmi all'esasperazione, impedendomi di formulare qualsiasi altra sorta di pensiero.

Si focalizzano sul cibo. Il cibo è la loro preda preferita. Sono entrambe predatrici: una di vita, una di morte.
La voce della morte è prevalso per anni e anni, e mi ha condotta tenendomi per mano sino a questo stato di deperimento, sia fisico che mentale.
L'altra è stata, salvo effimeri e fragili momenti, soffocata brutalmente dalla prepotenza della voce della morte.
Per anni, il mio unico desiderio è stato quello di soffrire. Di spegnermi. Di morire.
Lo stesso accade verso il cibo.

La voce della vita mi suggerisce di assecondare i bisogni del mio corpo. Di nutrirlo, di non lasciarlo deperire! Mi cadono capelli a ciocche, mi fanno male tutti i muscoli, mi formicolano al minimo sforzo. Sento male ai legamenti, ai tendini, faccio fatica a camminare. Mi fa continuamente male la testa, soffro tantissimo il caldo, ho continuamente sete e nonostante tutto mi sembra di essere comunque disidratata. Ho crampi allo stomaco e ai reni. Qualche giorno fa ho avuto fitte lancinanti al rene destro, e sotto l'ombelico. Il cuore si è ripreso, ma ogni tanto le fitte e la fame d'aria tornano. Mi fanno male gli occhi, fatico a concentrarmi. Questo mi fa vergognare molto, perché spesso quando le persone parlano li guardo appena. 

Poi c'è l'altra voce. Quella che vuole inglobarmi, proteggermi da tutto e da tutti. Mi invita a digiunare, a controllarmi, a reprimere i brutali attacchi di fame. E se non obbedisco, mi punisce con profondi sensi di colpa! Con forti nausee, crampi addominali e tanto, tanto gonfiore. Dappertutto. Mi invita ad obbedirle, perché io voglio essere piccolina, magrolina, voglio assottigliarmi ancora di più. Voglio che il mio seno scompaia totalmente, voglio essere piatta, voglio che i fianchi mi si restringano. Allora lei mi prende per mano e ancora una volta, mi invita a seguirla, e io non resisto alla sua seduzione...!

E' molto, molto difficile resisterle. Mi sforzo di non pensare a ciò che ho mangiato oggi, perché la voce della vita mi suggerisce di mantenere almeno un minimo di regolarità. Più che altro, per le conseguenze che il mio corpo potrebbe averne... per esempio, ho molta paura di un possibile blocco metabolico. Qualcuna di voi l'ha vissuto? 
Non ne sono certa... ciò di cui sono conscia è che la bilancia è rotta (in tre volte che mi sono pesata mi ha dato tre pesi totalmente diversi, quindi... sono in ansia totale finché non saprò con certezza quanto peserò! Meglio non pesarmi e non farmi venire crisi di panico su cifre errate...).
Però, ripeto, ho paura di questo blocco metabolico. Ho letto di persone che hanno preso decine di chili pur non mangiando nulla di più, per problemi metabolici appunto e ormonali.

Non voglio che capiti anche a me... 
Non voglio... piuttosto, preferisco mantenermi!
Se capitasse, giuro che impazzirei... come già sto impazzendo ora, senza bilancia...





lunedì 12 agosto 2013

Emotività e cibo

Sono sola, nella mia cameretta, ed è notte fonda.
Ho appena cenato, nonostante mi fossi imposta di non farlo... ma è successo.
Mi sento sommersa da una valanga di emozioni, tra cui il profondo, famoso senso di colpa.
Allora decido di scrivere. Qualcuno, prima o poi, leggerà? Spero di sì.

Sono ancora nel limbo, nonostante cerchi di farmi continuamente forza. Quell'incertezza che tutte voi conoscete... quel desiderio di andare avanti misto al desiderio di tornare indietro.
Ci sono giorni in cui il primo prevale sull'altro, altri in cui vince il secondo.
Mi rendo conto che questo incessante gioco di forze è fortemente, e dico fortemente, influenzato dalle emozioni che si provano.
Per esempio, analizzo questo mio comportamento condiviso da tante altre ragazze: mangiare di notte.
Perché mangiamo di notte?
Credo che le risposte siano molteplici.
Mangiamo sia per esasperazione, sia per fame fisiologica, sia per fame emotiva. Arriviamo ad un punto in cui l'equilibrio iniziale della giornata viene incrinato dal vuoto notturno. E' notte, tutti dormono, nessuno ci spia. Siamo libere di provare emozioni, di essere vive: allora mangiamo. Automatico, no?
Il digiuno della giornata, o le poche calorie della giornata, non ci permettono di non provare fame fisiologica ed emotiva. E si presentano, attaccano proprio quando le barriere malsane sono più "deboli".

Sappiamo anche che il tutto è influenzato dalle dinamiche sociali\famigliari. Per questo preferiamo mangiare quando siamo sole. Nessuno ci controlla. Le barriere si abbassano. I problemi diminuiscono. Tutto si disgrega: allora proviamo il vuoto. Lo colmiamo col cibo.
Ma è tutto un maledettissimo circolo vizioso!

Cerco di non farmene un problema. Cerco di vederlo come un minimo compenso all'insufficienza della giornata. Non vi dirò cosa ho mangiato, perché so che istiga al perseguimento dei propri ideali, come faccio io quando vedo i diari alimentari delle altre.
Ma so che non è sufficiente, e che quest'insufficienza si presenta, puntualmente, ogni sera.
Allora mi metto l'anima in pace e mi dico che come minimo indispensabile va bene, perché in ospedale non voglio tornarci, non voglio ritrovarmi di nuovo con flebo e tubicini vari, in balia di medici e psichiatri che ci capiscono meno di me.
Ma la lotta è dura. E' dura perché conosco il mio peso, ed è variabile. So che non è ai livelli del ricovero ospedaliero. Mi piacerebbe che tornasse a quel numero... che mi piaceva tanto, tantissimo. Ma cosa dico! Mi piaceva essere in ospedale?  No, no! Venivo solo trattata come un corpo, non come una persona con un cervello e un anima!

M.V.